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  • Immagine del redattoreMonica Doria

Approfondiamo un argomento corrente

La crisi d’impresa , cosa fare e responsabilità


Quando una società si avvicina alla crisi, i processi di governance diventano fondamentali. L'insolvenza in sé non è una colpa, ma lo diviene se non è impedita quando è possibile. E in caso di liquidazione giudiziale (il vecchio fallimento) e di concordato preventivo le possibili responsabilità degli organi sociali nella fase che precede la procedura sono sempre oggetto di analisi.


Grandi poteri,

grandi responsabilità

La società è "proprietà" esclusiva dei soci, ma solo fino a che paga regolarmente i creditori. Quando vi è un rischio di perdita di continuità aziendale, gli amministratori devono preoccuparsi di proteggere anche i creditori e gli altri stakeholders che in caso di insolvenza potrebbero subire perdite. Il ruolo degli amministratori quali garanti della continuità aziendale è sempre esistito, ma oggi, ai sensi degli articoli 120-bis e seguenti del Codice della crisi, è "armato" di strumenti molto incisivi, che li rendono responsabili delle conseguenze qualora essi decidessero di non usarli.


Il nuovo Codice ha dato agli amministratori il potere esclusivo di decidere di avvalersi degli strumenti di soluzione della crisi (accordo di ristrutturazione, piano di ristrutturazione soggetto a omologazione, concordato preventivo), anche a prescindere dalla volontà dei soci, che godono della responsabilità limitata e spesso non hanno più nulla da perdere. Il piano per la soluzione della crisi può prevedere anche interventi sul capitale, fusioni e altre operazioni straordinarie, e - seppure

soltanto in caso di concordato preventivo - può essere omologato anche senza l'accordo

dei soci.



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